Recensioni de "Ritorno dall'Ade"

Per la prima volta, Pegasus è secondo. Non come personaggio. Non mi permetterei mai. Guai! Come episodio. L’esordio dei quadri, in questa prosecuzione, ha nell’incisività e nel graffio delle inquadrature la sua dominante principale. La regia non scorre fluida come nella prima prova, ma è ugualmente (se non più) efficace. Perde in naturalezza quel che guadagna in espressività. Rende il mistero e l’incubo del finto ritorno. Un po’ come se la Dimensione Oscura di Arles o il Phoenix ‘prima della conversione’ fossero tornati a coprire di un velo ignoto il presente. Le sequenze fino alla comparsa di Micene non riconosciuto sono rapide, intense. Vere ferite nel subconscio. Cosa si nasconde nei ritagli che colpiscono la psiche del reduce? Come mai Pegasus non avverte l’emanazione cosmica del suo mentore? Perché l’amore finalmente compiuto nella quotidianeità non assomiglia alla vera quotidianeità? E’ un ricordo abbandonato in un prato, un sogno colto dall’occhio socchiuso, un accenno di palpebra tra le foglie e il sole. L’incontro/scontro con Ade rivela la natura dell’inganno: la guerra non è finita, i bei ricordi sono l’infido trucco accanto ai sogni (incubi?) della non vita. La battaglia con Ade (molto bella la sequenza) non sarà per Pegasus furibonda, ribelle e selvaggia come sempre. Sarà altera, nobile. Combattuta contro i fantasmi del passato. Niente Fulmini, Comete. La freccia d’oro scaglia Ade nell’Oltretomba, liberando per sempre l’amore fra Tisifone e l’eroe di tutti, finalmente frantumata la maschera, ora in frantumi anche l’incubo. Suggello della quiete, l’ appassionante apoteosi di Cupido anch’esso frecciuto. Un bacio. Questo secondo episodio conferma le qualità del primo. Le due fasi della narrazione parlano un linguaggio dissimile: frammentario il primo, uniforme il secondo. Non discontinuità: due stili diversi al servizio di due momenti diversi. Quello che più mi ha colpito sono le scelte delle riprese, la velocità, l’atmosfera di incubo contrapposta alla recitazione scultorea (non fissa, intendiamoci) e ai movimenti lenti degli attori. Non una regia sperimentale. Ripeto: due stili. Un marchio originale tutto sommato dettato dalla storia, dove la ieraticità di Atena si sposa alla veloce, al tempo stesso guascona poi combattuta sfrontatezza di Pegasus. Un D’Artagnan dell’era digitale stagliato nell’epica classicità dei templi greci.

Stefano Cerioni


 

Ogni volta che ho la possibilità, la fortuna e la gioia di visionare un lavoro realizzato da Carlo Trevisan e Rita Rusciano, non posso che esternare il mio grande plauso.
L’ultimo loro lavoro permette di notare nelle scene, nella interpretazione, nei costumi tanta bellezza, bellezza di spirito incontaminato, bellezza di un cuore grande come l’universo.
Un film diventa, così, bellezza incommensurabile, perché riescono a rendere possibile il miracolo che anche una scena possa diventare una crescita interiore della persona.
Il loro stesso modo di intendere il cinema, a differenza di altri, dimostra che questo splendido lavoro che hanno realizzato è una straordinaria lingua, che fermenta in un humus di sfumati psicologici ed umani, attraverso la quale si riesce a compiere il miracolo della comunicazione, dell’aggregazione, della comunione con gli altri.
Ciò è possibile grazie alla loro umanità, al loro sapere essere prima di tutto una persona meravigliosa, e poi due grandissimi artisti.
La trama del film rispecchia la poeticità degli autori, il loro sapere essere prima di tutto interpreti e poi autori. Una trama coinvolgente, che riesce a fare una trasposizione eccezionale dalla finzione alla realtà.
La stessa scelta degli interpreti è riuscita alla grande, con giovani altamente professionali, capaci di immedesimarsi nella parte in modo eccellente.
Scene delicate e forti allo stesso tempo, che contribuiscono ad accrescere la vena poetica e fantasiosa del film, con un cast assortito che rende il film ancora più geniale.


Raffaele Burgo


Il progetto di Carlo Trevisan dedicato alla saga de I Cavalieri dello Zodiaco si arricchisce di un nuovo capitolo: Return from Hades - Ritorno dall'Ade. È il secondo live action ispirato al celebre manga di Masami Kurumada, e prosegue le avventure dei Sacri Cavalieri a partire dalla conclusione delle serie 'classiche'.
Carlo Trevisan sceglie di ignorare i vari spin-off o le avventure che seguono differenti linee temporali, narrate in svariati OAV. Realizza così il capitolo numero 2 del suo ambizioso progetto: a venticinque anni dalla creazione del manga sviluppa un sequel apocrifo articolato in diversi episodi. Se il precedente episodio era dedicato ad Andromeda, stavolta il protagonista è Pegasus, guerriero leale e formidabile, devoto alla dea Athena.
La Terra è salva, Ade e il suo esercito sono stati sconfitti, moltissimi cavalieri sono caduti nella guerra e lo stesso Pegasus lotta tra la vita e la morte. È finito in coma dopo lo scontro con Ade, e mentre è affidato alle cure dell'innamorata Tisifone tutti si preoccupano per lui, dai compagni sopravvissuti alle sacerdotesse di Athena, alla fedele Castalia. Un giorno il giovane torna in sé, o così crede. Si risveglia in un luogo a lui sconosciuto, in una cascina isolata tra campi e scuderie. È sempre in compagnia di Tisifone, ma la sacerdotessa si comporta in modo ambiguo, troppo dolce e accondiscendente.
Appena Pegasus esce dalla casa, vede Micene, un guerriero ammantato di bianco, che lo invita a diffidare della realtà lo circonda. Appare anche Ade, ed è quest'ultimo a rivelare la triste verità: si trovano tutti in una dimensione parallela, in un luogo che accoglie le anime dei caduti e imprigiona ora anche l'essenza di Pegasus.
Anche questa seconda vicenda, così come la prima, è dedicata agli irriducibili fan, ma è godibile anche da quanti non avessero particolare dimestichezza con i Cavalieri dello Zodiaco, in virtù di una narrazione lineare e di personaggi dai caratteri ben delineati. Nonostante i tempi ristretti del cortometraggio, lo spettatore incontra protagonisti più verosimili: il legame tra Pegasus e Tisifone è suggerito in un suggestivo flashback, il ruolo di Castalia è narrato in modo analogo; il misterioso Micene è un alleato prezioso, mentre Ade è doverosamente ambiguo e dolente (sconfitto da Pegasus, cerca di imprigionarlo in un aldilà che di terribile ha solo la mancanza di speranza per il futuro).
La dimensione parallela assomiglia alla Zona del Crepuscolo di Dylan Dog, un mondo sospeso in un eterno presente dove nessuno lotta, soffre o muore. Non ci sono mete da conquistare, pericoli da temere, e tutti smarriscono il senso della vita. Il regista dà quindi respiro all'emotività più autentica degli eroi. Rispetto al primo capitolo, c'è meno spazio per i combattimenti, per i virtuosismi della macchina da presa o della grafica digitale. Il computer interviene per mostrarci Castalia alle prese con una gang di teppisti, e per esibire i poteri di Ade, nel breve duello. Le situazioni catturano lo spirito delle avventure animate, e la trasposizione stavolta funziona senza affidarsi eccessivamente agli effetti speciali o alle scenografie mozzafiato. I movimenti di macchina scelgono l'essenzialità, il montaggio sicuro assembla sequenze forse meno glamour, ma efficaci.
I personaggi sono anche in questo caso interpretati sia da attori che da fan, che hanno provveduto a realizzare con abilità i costumi e a dare vita al colorato mondo dei Cavalieri. Tutti sono doppiati da abili professionisti, che rendono la recitazione più convincente. E dunque Carlo Trevisan continua a tener alta la bandiera dei cosplayer.

Lilly Cuccu'sette